L'esilio della Kenza

L'esilio della Kenza


Queste foto mostrano la porta container Kenza e il suo equipaggio di 15 uomini. La nave, che batte bandiera marocchina, è ormeggiata nel porto di Cagliari da maggio 2013. L’equipaggio è infatti in sciopero in quanto l’armatore non paga loro lo stipendio dal 2012, la nave è stata posta sotto sequestro e si attende che il Giudice si esprima in favore della messa in vendita.

Gli uomini a bordo non hanno cibo ne acqua, una società portuale ha donato loro del gasolio per poter usare i generatori di corrente che razionano utilizzandola 8h al giorno, non hanno acqua potabile e vivono della carità dei cittadini di Cagliari. Il capitano della nave non è potuto tornare a casa quando, nel mese di settembre, è deceduta la moglie e i suoi tre figli sono ora ospiti da parenti.


Il risveglio dopo Cleopatra

Il risveglio dopo Cleopatra


Terralba (OR) 20/11/2013

Questo è stato uno dei comuni più colpiti dalla recente tragedia causata dal passaggio del ciclone Cleopatra. A due giorni dalla violenza dell’acqua, che in tutta la Sardegna ha causato 16 vittime e migliaia di sfollati, Terralba cerca di riemergere e lo fa versando poche lacrime ma con tanta rabbia e rimboccandosi le maniche.
Le motopompe, dopo aver asciugato le strade svuotano gli scantinati, i commercianti fanno la conta dei danni a locali e  merci e i cittadini rastrellano i ricordi di una vita ammassandoli sul marciapiede in tristi mucchi fangosi.
Nonostante la disperazione per aver perduto tutto, c’è chi ha salvato qualcosa e non esita a condividerla con chi, non potendo rientrare nella propria abitazione,  è costretto a vivere nelle scuole messe a disposizione dal comune, donando latte, pasta, coperte e vestiario.
“Dal 1990 ad oggi, questa è la quinta volta che subisco un allagamento”, racconta Andrea Angius  mentre alle sue spalle un tubo inizia ad aspirare migliaia di m3 di fango dal suo scantinato, ” Sono stanco di andare a letto con la paura di svegliarmi in mezzo all’acqua, ormai ho deciso, innalzo un muro in cemento armato”.
C’è chi di mura dovrà alzarne 4, come i due signori anziani che abitavano in una casa completamente collassata su se stessa. ” i familiari hanno faticato per convincerli ad abbandonare l’abitazione durante l’alluvione, dopo 10 minuti è crollata”, racconta ancora sotto choc Bonaria Pani, una vicina di casa.

E mentre si cerca di riassestarsi dopo il duro colpo, arriva l’ennesima allerta meteo, ci si chiede se è un eccesso di cautela o se invece lunedi si è sottovalutato il fax della protezione civile.  Nel frattempo la città lavora sodo, coscienti che dallo Stato non ci si deve aspettare nulla, perché chi aspetta muore.

Fabio Marras